sabato 18 dicembre 2010

Onestà intellettuale

D'altronde, Gloud, se ci pensi, guarda cosa succede nella testa di un uomo quando esprime un' idea e qualcuno, di fronte a lui, solleva un' obiezione. Credi che quell' uomo abbia il tempo, o l' onestà di tornare all' apparizione che un giorno fu l' origine di quell' idea e controllare, laggiù se per caso l' obiezione non sia sensata? Non lo farà mai, è molto più veloce affinare l' idea artificiale che si è trovato tra le mani in modo che possa resistere all' obiezione e magari trovare il modo di passare all' attacco e aggredire, a sua volta, l' obiezione. Cosa c'entra il rispetto della verità in tutto questo? Niente. E' un duello. Stanno stabilendo chi è il più forte. Non vogliono usare altre armi, perchè non le sanno usare: usano le idee. Sembra che l' obbiettivo di tutto quello sia chiarire la verità ma in realtà quello che entrambi vogliono è stabilire chi è il più forte. E' un duello. Sembrano brillanti intellettuali, ma sono animali che difendono il territorio, si contendono una femmina, si procurano il cibo. Stammi a sentire, Gloud: non troverai mai niente di più selvaggio e primitivo di due intellettuali che duellano. E niente di più disonesto.

Alessandro Baricco - City

sabato 11 dicembre 2010

Dio fa il guardalinee, e sballa tutti i fuorigioco

Il prof. Taltomar aveva una certa età e, dietro le spalle, migliaia di ore di calcio guardato. Del gioco gli importava relativamente poco. Lui osservava gli arbitri. Li studiava. Teneva sempre stretta tra le labbra una sigaretta senza filtro, spenta, e biascicava periodicamente frasi del tipo "lontano dall' azione", o "regola del vantaggio, coglione". Spesso scuoteva la testa. Era l' unico ad appludire a cose come a un' espulsione o la ripetizione di un rigore. Aveva alcune discutibili certezze che compendiava in una massima con cui da anni chiosava qualsiasi discussione: "il mani in area è sempre volontario, il fuorigioco non è mai dubbio, le donne sono tutte puttane". Sosteneva che l' universo era "una partita giocata senza arbitro", ma a suo modo credeva in Dio: "fa il guardalinee, e sballa tutti i fuorigioco".

Alessandro Baricco - City

mercoledì 8 dicembre 2010

Una bella chiavata ti sgrava le palle

Mi chiedo se nessuno si parla mai come faccio io. Mi chiedo se per caso c'è in me qualcosa di storto. L' unica conclusione a cui arrivo è che io sono diverso. Ed è una questione assai grave, comunque la si guardi. Henry, dico a me stesso levandomi lentamente dallo scalino, stirandomi, strusciandomi i calzoni e sputando la gomma, Henry, dico a me stesso, sei ancora giovane, sei appena un galletto e se ti lasci prendere per le palle, sei un idiota perchè sei migliore di tutti loro, solo che devi liberarti dalle tue false idee sull' umanità. Devi capire, ragazzo mio, che hai a che fare coi tagliagole, coi cannibali, anche se son vestiti, sbarbati, profumati, ma questo sono, tagliagole, cannibali. La miglior cosa per te adesso, Henry, è andartene a prendere un gelato di cioccolata e quando siedi al bar tieni gli occhi spalancati e dimenticati il destino dell' uomo perchè potresti anche trovar da chiavare e una bella chiavata ti sgrava le palle e ti lascia sapore buono in bocca mentre questo ti dà solo dispepsia, forfora, alitosi, encefalite

Henry Miller - Tropico del Capricorno

sabato 6 novembre 2010

13 verticale 10 lettere

Dai che è facile:

Ha colonizzato la vita politica e il dibattito culturale, le chiacchiere nei bar e le pause pranzo, la televisione, la radio, pagine e pagine di giornali e libri, ha colonizzato le barzellette e lo sport, il linguaggio di tutti i giorni e l’immaginario erotico di uomini e donne, i nostri comportamenti e le nostre paure, ha colonizzato telefonate e email, Facebook e YouTube, ha colonizzato anche la sinistra e il sindacato, l’economia, la religione, le aule dei tribunali, ha colonizzato anni della nostra vita, ore e ore delle nostre conversazioni, delle nostre attenzioni, dei nostri interessi. Ha colonizzato perino i sogni. Ha colonizzato la nostra vita privata e la nostra mente. I suoi guasti continueranno a farsi sentire a lungo, affioreranno nei tic, nei modi di dire, nei gesti. Anche per
questo, prima ce ne liberiamo e meglio è.
Giovanni De Mauro - Internazionale871

lunedì 1 novembre 2010

L' approccio liberale

Sono convinto che l’approccio liberale all’islam e all’islamismo sia il migliore sul piano sia tattico sia filosoico.
Dal punto di vista tattico, considerare i problemi legati alla presenza dei musulmani in occidente uno “scontro di civiltà” sarebbe un errore disastroso. L’unico modo per combattere gli estremisti violenti, per i quali la religione è un ideale rivoluzionario, è fare in modo che i cittadini musulmani che rispettano la legge restino dalla parte della democrazia liberale. Se decidiamo di essere, come ha detto Ayaan Hirsi Ali, “in guerra con l’islam”, mettiamo in difficoltà i nostri alleati e potenziali alleati e creiamo, tra i musulmani emarginati, più simpatia verso gli estremisti.
Da un punto di vista filosoico, bisogna difendere il diritto di ognuno alla libertà di pensiero e di espressione, il che implica la libertà di pensare cose che potremmo trovare sgradevoli o addirittura ripugnanti. Bisogna stabilire chiaramente quali comportamenti violano la legge. Secondo l’islamista francese Olivier Roy, in una
società pluralista i cittadini non devono condividere le stesse opinioni, ma devono rispettare le stesse leggi.
[...]
La libertà, per i populisti antislamici, vuol dire essere liberi di ofendere l’islam quanto si vuole. È vero, i musulmani, come molti credenti, possono essere suscettibili quando degli infedeli criticano o deridono la loro fede. E intimidire chi critica l’islam è chiaramente una minaccia alla libertà d’espressione. Anche in questo caso bisognerebbe applicare la legge. Ma se una persona non usa la violenza o non minaccia di usarla per imporre il proprio punto di vista, dovrebbe essere tollerata. Significa che la libertà d’espressione equivale alla libertà di ofendere? Dal punto di vista legale, soprattutto secondo il primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti, la risposta è sì. La risposta liberale è più complessa. Poiché la tolleranza non può essere dissociata dalla moderazione né dalla libertà individuale, un certo senso della misura è necessario in una società civile. Una persona sarà anche legalmente libera di afermare che gli ebrei sono tutti avidi e i neri, in fondo, tutti criminali assatanati, ma evita di farlo in un contesto di gente per bene.

Ian Buruma - L' Internazionale 869 pag.90

mercoledì 27 ottobre 2010

Così ci dissero...e noi rispondemmo

Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli - per senso di responsabilità - e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ‘60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!”.

via Tumblr

domenica 24 ottobre 2010

Gran bel futuro

Siete nella cacca fino alle orecchie. Ancora non ve ne rendete conto ma siete la generazione dei 3 niente: niente lavoro, niente reddito, niente risorse. Davvero un gran bel futuro

Wall Street - Il denaro non dorme mai (2010)

domenica 5 settembre 2010

Tutti hanno bisogno di uova

Dopo di che si fece molto tardi, dovevamo scappare tutti e due. Ma era stato grandioso rivedere Annie, no? Mi resi conto che donna fantastica era e di quanto fosse divertente solo conoscerla. E io pensai a... quella vecchia barzelletta, sapete... Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: «Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina», e il dottore gli dice: «perché non lo interna?», e quello risponde: «e poi a me le uova chi me le fa?». Bhè, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, ehm... e pazzi. E assurdi, e... Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi, ha bisogno di uova.

Woody Allen - Io e Annie

martedì 24 agosto 2010

I bravi ragazzi delle curve

Che se ne fa la malavita organizzata delle curve? Fa soldi. Con biglietti che le società regalano, con il merchandising, con le trasferte, con lo spaccio. Con la “manovalanza”. I ragazzi delle curve vengono spesso usati per lavori sporchi. Quando due anni fa ci fu una clamorosa contestazione con assalto alla villa del governatore Soru, in Sardegna, si scoprì che le truppe d’assalto erano costituite dagli “Sconvolts”, tifosi del Cagliari. Ma la questione è soprattutto complessa perché sarà anche vero che tutti a parole ti dicono che quelli delle curve sono teppisti e bla, bla, bla ma poi, guarda caso, Renata Polverini quando era in corsa per la presidenza della Regione Lazio si faceva fotografare nella curva, a braccetto con i capi ultras. E il problema non è che quelli fanno il saluto romano: sono fascisti, per forza fanno il saluto romano. Il problema è che alcuni sono delinquenti. Conosciuti.

I bravi ragazzi delle curve - Stefano Nazzi su Il Post 22/08/2010

Il partito che non c'è

È sorprendente che i dirigenti romani del Pd non se ne rendano conto, ma la realtà è che al Nord anche la base del Pd è convintamente federalista, e persino sull’immigrazione e sulla sicurezza spesso si ritrova più nella linea dura della Lega che nel buonismo ideologico della cultura di sinistra. L’elettore di sinistra non ama le guasconate della Lega, detesta la volgarità di alcuni suoi esponenti, è rimasto scandalizzato dalla vicenda delle quote latte, vorrebbe piena eguaglianza fra italiani e immigrati regolari, trova indegno lo stato delle nostre carceri e dei nostri centri di raccolta dei clandestini. Però, specie in Lombardia e nel Nord-Est, sui due punti fondamentali della Lega, sul nucleo duro della sua visione del mondo, è sostanzialmente d’accordo: l’immigrazione irregolare va contrastata con fermezza, il Nord non può continuare a mantenere il Sud tollerando sprechi ed evasione fiscale.

Così l’analisi della domanda e dell’offerta politica ci restituisce un problema. Questo tipo di cittadini del Nord, ma ve ne sono molti anche al Centro e al Sud, non hanno un partito che li rappresenti. Alcuni, forse la maggioranza, non andranno a votare. Altri voteranno Pd per disperazione antiberlusconiana. Altri salteranno il fosso e voteranno Lega, obtorto collo e fra mille riserve e distinguo (turandosi il naso, avrebbe detto Montanelli). Eppure, essi come tanti altri, voterebbero ben volentieri un partito che, come la gloriosa rivista liberal-democratica di politica e cultura fondata da Francesco Compagna a Napoli nel 1954, si chiamasse «Nord e Sud», e avesse il federalismo - un federalismo fatto bene - come sua prima missione. Un partito critico con la Lega, ma non ostile al federalismo. Un partito di uomini del Nord e uomini del Sud, che riconoscesse che la vera frattura, oggi, non è fra Nord e Sud, e nemmeno fra destra e sinistra, ma fra i tanti produttori, che lavorano duro e rispettano la legge, e i troppi parassiti, che dissipano le risorse comuni e disprezzano le regole del gioco.

Il partito che non c'è - La Stampa 22/08/2010

domenica 22 agosto 2010

Il paese delle scorciatoie

Sono tre mesi che Prandelli si domanda che cosa può fare per l'Italia. "Non ho una risposta, rifletto su come sia stato possibile che una squadra campione del mondo non sia riuscita a farsi amare e sia andata in giro a prendere fischi. Se i tempi non cambiano, dobbiamo provare a cambiarli noi. Forse bisogna tornare alla semplicità. Mi piace il paragone con il lavoro dell'artigiano, il falegname che torna a usare il talento delle mani e che sa di non potere costruire un letto in un giorno. Stiamo annegando nel calcio dei paradossi. Ci sono autisti che in due mesi diventano dirigenti o procuratori, buoni calciatori che dopo un colpo di tacco vengono celebrati come campionissimi e si fa fatica a convincerli che si è trattato di un episodio, genitori che abdicano al loro ruolo, presidenti che promettono di puntare tutto sui giovani salvo poi farli fuori dopo due sconfitte perché in realtà ciò che vogliono è il risultato e lo vogliono subito, anzi, se esiste una scorciatoia da qualche parte sono già lì che prendono la rincorsa. Questo è il paese delle scorciatoie. Io predico ai miei giocatori: non tutto vi è dovuto, dimostratemi che sapete essere generosi e curiosi. L'altro porta dentro di sé una cultura, avere l'umiltà di volerlo conoscere ci arricchisce".

Prandelli e la solitudine dell' allenatore - Repubblica 22/08/10

sabato 17 luglio 2010

L' uomo più felice del mondo

Non ho nè soldi, nè riserve, nè speranze. Sono l' uomo più felice del mondo.

Il tropico del cancro - Henry Miller

Mi fai pena

Non so, sei buono così, senza voglia. Lasci fare e non dai confidenza. Non hai nessuno, non ti arrabbi nemmeno.
Non vuoi bene a nessuno. Sei come un ragazzo, un ragazzo superbo. Di quei ragazzi che gli tocca una disgrazia, gli manca qualcosa, ma loro non vogliono che sia detta, che si sappia che soffrono. Per questo mi fai pena. Quando parli con gli altri sei sempre cattivo, maligno. Tu hai paura, Corrado.

La casa in collina - Cesare Pavese

domenica 4 luglio 2010

Notti di autocommiserazioni, fanculo!

Mi chiedo se sto facendo la cosa giusta.
Mi chiedo se almeno sto facendo qualcosa.
Di sicuro non sono soddisfatto,
e quando non sei soddisfatto allora diventi nervoso.
Se sei nervoso, non sei felice e se non sei felice gli altri ti giudicano.
Se sei triste e solo e passi notti insonni a scrivere inutili autocommiserazioni, gli altri dicono che sei uno segaiolo sfigato.
Se sei triste e solo e passi notti insonni a scrivere inutili autocommiserazioni e hai una bottiglia di birra in mano, gli altri possono dire quel cazzo che vogliono ma nn te ne fotte un cazzo!

lunedì 29 marzo 2010

Un' ombra

L' asfalto è umido, colpa di una pioggierella fine caduta poche ore prima.
E' notte fonda e per la via non c'è altra anima viva.
Per terra, sul marciapede, quello che resta dell' ultima campagna elettorale.
Le scarpe che vi camminano sopra hanno visto giorni migliori e l' andatura è la tipica andatura di uno che ha bevuto troppo.
Barcolla. Guarda fisso a terra le sue scarpe consumate, attento a dove le posa. Prova a tenersi in equilibrio con il braccio destro che tiene rasente il muro.
Prima di ogni passo si ferma qualche secondo e controlla che nella tasca interna del giubbotto ci sia ancora tutto. Quando ne è sicuro allora lentamente ricomincia a muoversi.

E' una strada di periferia e l' illuminazione è quasi inesistente, tuttavia la sporcizia e il degrado della zona è ben visibile.
Adesso l'uomo è fermo.
Uno dei pochi lampioni funzionanti lungo la via lo illumina parzialmente.
Indossa un giubbotto, troppo grande per lui, e dei calzoni rattoppati.
Cerca qualcosa con la mano sinistra all' interno del giubbotto.
L' uomo si appoggia spalle al muro e si lascia scivolare giù, lentamente.
Adesso è seduto per terra, sul marciapiede, fuori dalla sfera di luce emessa dal lampione.
Ha, nella mano sinistra, qualcosa, un oggetto, che piano piano appoggia a terra.

Finalmente l' uomo alza lo sguardo e appoggia stancamente la nuca al muro.
Il suo viso adesso è illuminato, a intermittenza, da un insegna al neon di un negozio. Lo sguardo è fisso, sbarrato e l' espressione assente di chi è da un' altra parte. O meglio, vorrebbe essere da un' altra parte. L' uomo, quell' uomo, sa dove vorrebbe essere.
Un tetto, una casa, una moglie e dei figli che l' aspettano in cucina, la tavola pronta e un letto accogliente.
Desideri, sogni che non può permettersi, illusioni di un passato vicino eppure così lontano.

Lo sguardo rivolto verso il basso adesso si posa sui volantini elettorali che ricoprono il marciapiede.
Un attimo. Un attimo ma quanto basta per veder passare negli occhi dell' uomo un lampo di rabbia. Un istante, poi tutto è passato.

Nel frattempo, l' uomo ha tirato fuori una sigaretta dal pacchetto che aveva estratto dal giubotto poco prima. La serra tra le labbra e fruga nelle tasche per trovare l' accendino. L' ha trovato.
Accende la sigaretta e un pensiero sembra farlo sorridire. No, non è un sorriso, è più un ghigno soddisftatto. Soddisfatto per la trovata che ha avuto.

Ha in viso ancora lo stesso ghigno, un po' più schifato adesso.
Puah! Politica, tutto fumo - pensa l' uomo.
Prende un volantino da terra, lo osserva. Avvicina l' accendino e gli da fuoco.

Che fumo sia...

domenica 10 gennaio 2010

Insonnia

Brutta cosa l' insonnia. Vorresti solamente dormire, lasciarti cullare dal sonno. Invece ti chiedi che ore sono, se ti sei già addormentato, quando lo farai.. Quando mi addormenterò?!
 E' un circolo continuo di pensieri, paure, idee. Ti metti persino a pensare a cosa sognerai, non c'è nulla di più triste di proggrammare i sogni!
Ripassi mentalmente la giornata e ti soffermi sopratutto sulle figure di merda, sicuramente la coscienza a posto non ce l' hai. Pensi al futuro e ti pisci addosso, allora pensi al domani e allora ti assale l' angoscia. L' angoscia di un altro giorno a rincorrere quello che non hai fatto oggi; e quando hai vent' anni sono tantissime le cose che vorresti fare e puntualmente non fai.
E' proprio vero: a volte sono le cose che fai e finisci fottuto, altre volte sono le cose che non fai e finisci fottuto lo stesso.
Fottuto e insonne.