domenica 2 novembre 2008

Voci di donne

Voci di donne. Giovani, vecchie, belle donne di campagna. Tornano dalla processione per ricordare i loro morti.
Ridono, scherzano, parlano sottovoce e poi urlano. Sono vicine eppure distanti.
I cani abbaiano. Sta facendo sera e fa freddo.
Indosso una maglietta fina e il freddo mi congela i piedi. Maledizione! Sono uscito in ciabatte e adesso ho freddo. Ma non ho voglia di rientrare. Voglio restare fuori, nel mio nascondiglio, a sentire quelle risate grasse. Riempiono il cuore. Sembrano felici.
Non so mai cosa rispondere quando mi chiedono se sono felice. Non c'è un metro di misura per la felicità. Bisognerebbe inventarlo.
Così tendo a evitare quelle donne felici. Ho pura delle loro risate, delle loro domande e della loro semplicità.

Mi accendo l' ennesima sigaretta e mi domando se sono felice.
Beh...ho 18 anni e fuggo dagli uomini, dal mondo e dalle mie paure. Però ho ancora le mani attaccate ai polsi. Respiro ancora.
Si, potrei essere felice. Forse.

Adesso sento le donne salutarsi e io ho freddo e tremo tutto. Adesso non le sento più.
Adesso devo uscire dal mio nascondiglio per vivere quella che chiamano vita.
Non sono più così felice.

Aspetto e mi nanscondo bene

Accovacciato e raggomitolato sul letto del mondo. Coperto di foglie fin sopra ai capelli per fuggire al veloce scorrere del tempo. Per nascondermi dalla merda mi nascondo nella merda.

Mentre fumo un' altra sigaretta sono contento di stare nascosto finchè non mi troveranno e di non dover pensare all' interrogazione di domani, ai professori, ai miei compagni, alla vita che scivola via e io che non faccio niente per trattenerla.
Tanto so che dovrò uscire dal mio nascondiglio e ricominciare a recitare la solita parte. C'è chi la vuole la sua parte e ci si trova bene, c'è chi vorrebbe una parte da protagonista. E c'è chi come me non vuole parti. Vuole starsene nel suo nascondiglio e vedere questo film come va a finire.

Impassibile spettatore di un film fatto di spezzoni veloci. Impaziente di arrivare a un punto che non sa immaginarsi e dare una spiegazione.

Aspetto. Aspetto che la sigaretta finisca, che arrivino i miei per andare a mangiare la pizza comperata che sa di cartone. La tv accesa, mangiare in silenzio. Perchè non c'è niente da dire.
Semplicemente aspetto. Cerco qualcosa ma aspetto. Non aspetto qualcosa. Aspetto.

"Voglio stare un po' da solo." - "Sei sempre solo."

Aspetto. La sigaretta è finita. I miei non sono arrivati. Il libro di storia non l' ho ancora aperto. Ne accendo un' altra e aspetto.
Aspetto e mi nascondo bene nella merda. Sono davvero bravo.
Aspetto e mi nascondo bene.