Cosa è andato storto? Il nostro desiderio di far parte
di un’élite, di essere diversi, ricchi e potenti, costruttori
di imperi. Un fine che ha giustificato ogni mezzo. Gli
europei sono condannati a essere figli di Machiavelli,
intrappolati in eterno in un ottovolante: possiamo sempre
scatenare una rivoluzione francese e tagliare la testa
al monarca, per poi però inginocchiarci al cospetto
di un Napoleone pochi anni dopo. Eternamente prigionieri
delle nostre contraddizioni, osanniamo la democrazia
ma rifuggiamo l’uguaglianza. Non ci evolviamo,
falliamo. Ma nonostante tutto c’è ancora speranza.
Loretta Napoleoni - Internazionale n.880
venerdì 28 gennaio 2011
sabato 18 dicembre 2010
Onestà intellettuale
D'altronde, Gloud, se ci pensi, guarda cosa succede nella testa di un uomo quando esprime un' idea e qualcuno, di fronte a lui, solleva un' obiezione. Credi che quell' uomo abbia il tempo, o l' onestà di tornare all' apparizione che un giorno fu l' origine di quell' idea e controllare, laggiù se per caso l' obiezione non sia sensata? Non lo farà mai, è molto più veloce affinare l' idea artificiale che si è trovato tra le mani in modo che possa resistere all' obiezione e magari trovare il modo di passare all' attacco e aggredire, a sua volta, l' obiezione. Cosa c'entra il rispetto della verità in tutto questo? Niente. E' un duello. Stanno stabilendo chi è il più forte. Non vogliono usare altre armi, perchè non le sanno usare: usano le idee. Sembra che l' obbiettivo di tutto quello sia chiarire la verità ma in realtà quello che entrambi vogliono è stabilire chi è il più forte. E' un duello. Sembrano brillanti intellettuali, ma sono animali che difendono il territorio, si contendono una femmina, si procurano il cibo. Stammi a sentire, Gloud: non troverai mai niente di più selvaggio e primitivo di due intellettuali che duellano. E niente di più disonesto.
Alessandro Baricco - City
Alessandro Baricco - City
sabato 11 dicembre 2010
Dio fa il guardalinee, e sballa tutti i fuorigioco
Il prof. Taltomar aveva una certa età e, dietro le spalle, migliaia di ore di calcio guardato. Del gioco gli importava relativamente poco. Lui osservava gli arbitri. Li studiava. Teneva sempre stretta tra le labbra una sigaretta senza filtro, spenta, e biascicava periodicamente frasi del tipo "lontano dall' azione", o "regola del vantaggio, coglione". Spesso scuoteva la testa. Era l' unico ad appludire a cose come a un' espulsione o la ripetizione di un rigore. Aveva alcune discutibili certezze che compendiava in una massima con cui da anni chiosava qualsiasi discussione: "il mani in area è sempre volontario, il fuorigioco non è mai dubbio, le donne sono tutte puttane". Sosteneva che l' universo era "una partita giocata senza arbitro", ma a suo modo credeva in Dio: "fa il guardalinee, e sballa tutti i fuorigioco".
Alessandro Baricco - City
Alessandro Baricco - City
Etichette:
alessandro baricco,
citazioni,
city,
libri
mercoledì 8 dicembre 2010
Una bella chiavata ti sgrava le palle
Mi chiedo se nessuno si parla mai come faccio io. Mi chiedo se per caso c'è in me qualcosa di storto. L' unica conclusione a cui arrivo è che io sono diverso. Ed è una questione assai grave, comunque la si guardi. Henry, dico a me stesso levandomi lentamente dallo scalino, stirandomi, strusciandomi i calzoni e sputando la gomma, Henry, dico a me stesso, sei ancora giovane, sei appena un galletto e se ti lasci prendere per le palle, sei un idiota perchè sei migliore di tutti loro, solo che devi liberarti dalle tue false idee sull' umanità. Devi capire, ragazzo mio, che hai a che fare coi tagliagole, coi cannibali, anche se son vestiti, sbarbati, profumati, ma questo sono, tagliagole, cannibali. La miglior cosa per te adesso, Henry, è andartene a prendere un gelato di cioccolata e quando siedi al bar tieni gli occhi spalancati e dimenticati il destino dell' uomo perchè potresti anche trovar da chiavare e una bella chiavata ti sgrava le palle e ti lascia sapore buono in bocca mentre questo ti dà solo dispepsia, forfora, alitosi, encefalite
Henry Miller - Tropico del Capricorno
Henry Miller - Tropico del Capricorno
sabato 6 novembre 2010
13 verticale 10 lettere
Dai che è facile:
Ha colonizzato la vita politica e il dibattito culturale, le chiacchiere nei bar e le pause pranzo, la televisione, la radio, pagine e pagine di giornali e libri, ha colonizzato le barzellette e lo sport, il linguaggio di tutti i giorni e l’immaginario erotico di uomini e donne, i nostri comportamenti e le nostre paure, ha colonizzato telefonate e email, Facebook e YouTube, ha colonizzato anche la sinistra e il sindacato, l’economia, la religione, le aule dei tribunali, ha colonizzato anni della nostra vita, ore e ore delle nostre conversazioni, delle nostre attenzioni, dei nostri interessi. Ha colonizzato perino i sogni. Ha colonizzato la nostra vita privata e la nostra mente. I suoi guasti continueranno a farsi sentire a lungo, affioreranno nei tic, nei modi di dire, nei gesti. Anche perGiovanni De Mauro - Internazionale871
questo, prima ce ne liberiamo e meglio è.
Etichette:
editoriali,
l'internazionale,
pensieri,
politica,
riflessioni
lunedì 1 novembre 2010
L' approccio liberale
Sono convinto che l’approccio liberale all’islam e all’islamismo sia il migliore sul piano sia tattico sia filosoico.
Dal punto di vista tattico, considerare i problemi legati alla presenza dei musulmani in occidente uno “scontro di civiltà” sarebbe un errore disastroso. L’unico modo per combattere gli estremisti violenti, per i quali la religione è un ideale rivoluzionario, è fare in modo che i cittadini musulmani che rispettano la legge restino dalla parte della democrazia liberale. Se decidiamo di essere, come ha detto Ayaan Hirsi Ali, “in guerra con l’islam”, mettiamo in difficoltà i nostri alleati e potenziali alleati e creiamo, tra i musulmani emarginati, più simpatia verso gli estremisti.
Da un punto di vista filosoico, bisogna difendere il diritto di ognuno alla libertà di pensiero e di espressione, il che implica la libertà di pensare cose che potremmo trovare sgradevoli o addirittura ripugnanti. Bisogna stabilire chiaramente quali comportamenti violano la legge. Secondo l’islamista francese Olivier Roy, in una
società pluralista i cittadini non devono condividere le stesse opinioni, ma devono rispettare le stesse leggi.
[...]
La libertà, per i populisti antislamici, vuol dire essere liberi di ofendere l’islam quanto si vuole. È vero, i musulmani, come molti credenti, possono essere suscettibili quando degli infedeli criticano o deridono la loro fede. E intimidire chi critica l’islam è chiaramente una minaccia alla libertà d’espressione. Anche in questo caso bisognerebbe applicare la legge. Ma se una persona non usa la violenza o non minaccia di usarla per imporre il proprio punto di vista, dovrebbe essere tollerata. Significa che la libertà d’espressione equivale alla libertà di ofendere? Dal punto di vista legale, soprattutto secondo il primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti, la risposta è sì. La risposta liberale è più complessa. Poiché la tolleranza non può essere dissociata dalla moderazione né dalla libertà individuale, un certo senso della misura è necessario in una società civile. Una persona sarà anche legalmente libera di afermare che gli ebrei sono tutti avidi e i neri, in fondo, tutti criminali assatanati, ma evita di farlo in un contesto di gente per bene.
Ian Buruma - L' Internazionale 869 pag.90
Dal punto di vista tattico, considerare i problemi legati alla presenza dei musulmani in occidente uno “scontro di civiltà” sarebbe un errore disastroso. L’unico modo per combattere gli estremisti violenti, per i quali la religione è un ideale rivoluzionario, è fare in modo che i cittadini musulmani che rispettano la legge restino dalla parte della democrazia liberale. Se decidiamo di essere, come ha detto Ayaan Hirsi Ali, “in guerra con l’islam”, mettiamo in difficoltà i nostri alleati e potenziali alleati e creiamo, tra i musulmani emarginati, più simpatia verso gli estremisti.
Da un punto di vista filosoico, bisogna difendere il diritto di ognuno alla libertà di pensiero e di espressione, il che implica la libertà di pensare cose che potremmo trovare sgradevoli o addirittura ripugnanti. Bisogna stabilire chiaramente quali comportamenti violano la legge. Secondo l’islamista francese Olivier Roy, in una
società pluralista i cittadini non devono condividere le stesse opinioni, ma devono rispettare le stesse leggi.
[...]
La libertà, per i populisti antislamici, vuol dire essere liberi di ofendere l’islam quanto si vuole. È vero, i musulmani, come molti credenti, possono essere suscettibili quando degli infedeli criticano o deridono la loro fede. E intimidire chi critica l’islam è chiaramente una minaccia alla libertà d’espressione. Anche in questo caso bisognerebbe applicare la legge. Ma se una persona non usa la violenza o non minaccia di usarla per imporre il proprio punto di vista, dovrebbe essere tollerata. Significa che la libertà d’espressione equivale alla libertà di ofendere? Dal punto di vista legale, soprattutto secondo il primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti, la risposta è sì. La risposta liberale è più complessa. Poiché la tolleranza non può essere dissociata dalla moderazione né dalla libertà individuale, un certo senso della misura è necessario in una società civile. Una persona sarà anche legalmente libera di afermare che gli ebrei sono tutti avidi e i neri, in fondo, tutti criminali assatanati, ma evita di farlo in un contesto di gente per bene.
Ian Buruma - L' Internazionale 869 pag.90
Etichette:
citazioni,
islam,
l'internazionale,
libertà,
riflessioni,
saggi
mercoledì 27 ottobre 2010
Così ci dissero...e noi rispondemmo
Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli - per senso di responsabilità - e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ‘60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!”.
via Tumblr
via Tumblr
Iscriviti a:
Post (Atom)