martedì 24 agosto 2010

I bravi ragazzi delle curve

Che se ne fa la malavita organizzata delle curve? Fa soldi. Con biglietti che le società regalano, con il merchandising, con le trasferte, con lo spaccio. Con la “manovalanza”. I ragazzi delle curve vengono spesso usati per lavori sporchi. Quando due anni fa ci fu una clamorosa contestazione con assalto alla villa del governatore Soru, in Sardegna, si scoprì che le truppe d’assalto erano costituite dagli “Sconvolts”, tifosi del Cagliari. Ma la questione è soprattutto complessa perché sarà anche vero che tutti a parole ti dicono che quelli delle curve sono teppisti e bla, bla, bla ma poi, guarda caso, Renata Polverini quando era in corsa per la presidenza della Regione Lazio si faceva fotografare nella curva, a braccetto con i capi ultras. E il problema non è che quelli fanno il saluto romano: sono fascisti, per forza fanno il saluto romano. Il problema è che alcuni sono delinquenti. Conosciuti.

I bravi ragazzi delle curve - Stefano Nazzi su Il Post 22/08/2010

Il partito che non c'è

È sorprendente che i dirigenti romani del Pd non se ne rendano conto, ma la realtà è che al Nord anche la base del Pd è convintamente federalista, e persino sull’immigrazione e sulla sicurezza spesso si ritrova più nella linea dura della Lega che nel buonismo ideologico della cultura di sinistra. L’elettore di sinistra non ama le guasconate della Lega, detesta la volgarità di alcuni suoi esponenti, è rimasto scandalizzato dalla vicenda delle quote latte, vorrebbe piena eguaglianza fra italiani e immigrati regolari, trova indegno lo stato delle nostre carceri e dei nostri centri di raccolta dei clandestini. Però, specie in Lombardia e nel Nord-Est, sui due punti fondamentali della Lega, sul nucleo duro della sua visione del mondo, è sostanzialmente d’accordo: l’immigrazione irregolare va contrastata con fermezza, il Nord non può continuare a mantenere il Sud tollerando sprechi ed evasione fiscale.

Così l’analisi della domanda e dell’offerta politica ci restituisce un problema. Questo tipo di cittadini del Nord, ma ve ne sono molti anche al Centro e al Sud, non hanno un partito che li rappresenti. Alcuni, forse la maggioranza, non andranno a votare. Altri voteranno Pd per disperazione antiberlusconiana. Altri salteranno il fosso e voteranno Lega, obtorto collo e fra mille riserve e distinguo (turandosi il naso, avrebbe detto Montanelli). Eppure, essi come tanti altri, voterebbero ben volentieri un partito che, come la gloriosa rivista liberal-democratica di politica e cultura fondata da Francesco Compagna a Napoli nel 1954, si chiamasse «Nord e Sud», e avesse il federalismo - un federalismo fatto bene - come sua prima missione. Un partito critico con la Lega, ma non ostile al federalismo. Un partito di uomini del Nord e uomini del Sud, che riconoscesse che la vera frattura, oggi, non è fra Nord e Sud, e nemmeno fra destra e sinistra, ma fra i tanti produttori, che lavorano duro e rispettano la legge, e i troppi parassiti, che dissipano le risorse comuni e disprezzano le regole del gioco.

Il partito che non c'è - La Stampa 22/08/2010

domenica 22 agosto 2010

Il paese delle scorciatoie

Sono tre mesi che Prandelli si domanda che cosa può fare per l'Italia. "Non ho una risposta, rifletto su come sia stato possibile che una squadra campione del mondo non sia riuscita a farsi amare e sia andata in giro a prendere fischi. Se i tempi non cambiano, dobbiamo provare a cambiarli noi. Forse bisogna tornare alla semplicità. Mi piace il paragone con il lavoro dell'artigiano, il falegname che torna a usare il talento delle mani e che sa di non potere costruire un letto in un giorno. Stiamo annegando nel calcio dei paradossi. Ci sono autisti che in due mesi diventano dirigenti o procuratori, buoni calciatori che dopo un colpo di tacco vengono celebrati come campionissimi e si fa fatica a convincerli che si è trattato di un episodio, genitori che abdicano al loro ruolo, presidenti che promettono di puntare tutto sui giovani salvo poi farli fuori dopo due sconfitte perché in realtà ciò che vogliono è il risultato e lo vogliono subito, anzi, se esiste una scorciatoia da qualche parte sono già lì che prendono la rincorsa. Questo è il paese delle scorciatoie. Io predico ai miei giocatori: non tutto vi è dovuto, dimostratemi che sapete essere generosi e curiosi. L'altro porta dentro di sé una cultura, avere l'umiltà di volerlo conoscere ci arricchisce".

Prandelli e la solitudine dell' allenatore - Repubblica 22/08/10